WILLIAMS&HUMBERT E LO SHERRY DENTRO AD UN QUADRO

Sherry, Girl?

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La “Sherry Girl”

Non è un invito a bere rivolto ad una ragazza, ma il nome dell’opera d’arte che il pittore inglese Powell Frith ha dipinto nel 1853 e che è stato acquistato dalla cantina Williams&Humbert, una delle aziende vitivinicole storiche di Jerez de la Frontera, diventandone il simbolo.

Situata all’interno della zona conosciuta come il Marco de Jerez, venne fondata dagli inglesi Alexander Williams e Arthur Humbert, che intuirono le potenzialità del vino di Jerez (vedi nostro articolo sul vino di Jerez) e nel 1877 fondarono questa cantina (bodega in spagnolo); questo è un periodo d’oro per Jerez, durante il quale gli inglesi soprattutto vi si trasferirono dalla terra natia con l’intenzione di fare vino da commerciare poi in Inghilterra, visto il grande successo riscontrato in patria.

Come abbiamo potuto constatare di persona, nella cantina Williams&Humbert il vino si fa senza tanti fronzoli. E se ne fa tanto e buono, e per buono si intende di qualità sopraffina. In quella che è la cantina più grande d’Europa – 180 mila metri quadrati di cui 60 mila dedicati alla bottaia – trovano dimora circa 50 mila botti da 500 e 600 ettolitri dove il Jerez può riposare in santa pace coccolato dall’esperta mano dell’enologa Paola Medina.

Una bottaia, quindi, da guinness dei primati e che ha vinto anche il Premio Nazionale di Architettura. Studiata e realizzata negli anni ‘70, porta con sé caratteristiche costruttive che per quegli anni erano vere e proprie innovazioni, come per esempio i piloni a forma di “ombrello rovesciato”, che servono a raccogliere e convogliare l’acqua piovana in speciali vasche sotterranee che vengono utilizzate per umidificare l’ambiente dove stazionano le botti durante le calde giornate estive.

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Lì, dove riposa il vino…il “mare di botti”

Il Palomino qui trova il suo regno, anche se deve spartire il palco non con una, ma con un gruppo di persone che lavora incessantemente per fare in modo che l’opera finale sia di tutto rispetto. Gruppo guidato dalla famiglia Medina, che è entrata nel Consiglio di Amministrazione negli anni ‘60 e dal 2013 è diventata il proprietario unico. Una famiglia jerezana di vinicoltori, appassionati ed amanti della loro terra, come nella migliore tradizione.

Persone che credono nel loro lavoro e nel loro vino e alla fine il risultato è percepibile, e WILLIAMS&HUMBERTnon solo a livello di papille gustative. Persone come Cristina Medina e Consuelo García Tubío (nella foto a lato), le nostre guide durante la visita alla cantina. Ci hanno preso per mano e ci hanno accompagnato descrivendoci passato, presente e futuro dell’azienda. Parlandoci del loro Jerez e di come lo fanno, dalla vigna attraverso la botte per arrivare in bottiglia. Con loro abbiamo “sentito” la passione che si cela dietro ad un vino e possiamo dire che la passione che ora proviamo per il Jerez, un po’ è anche merito loro.

Abbiamo attraversato i 140 anni di storia di Williams&Humbert grazie ai racconti di Cristina e Consuelo. Abbiamo parlato del Jerez e dei mille e uno volti che questo vino può assumere. Abbiamo visto quello che loro chiamano un “mare di botti”. Ed è stato come vederle per la prima volta, perché per quante cantine si abbiano visto in Italia o nel resto del mondo, un sistema come il criadera e solera (cos’è?) esiste solo qua.

Vino giovane e vino vecchio, insieme. Annate, vendemmie, crianze diverse che si mescolano per formare un vino unico. Visitare Williams&Humbert significa fare un salto nel passato ed allo stesso tempo capire che questo è un vino senza fine, dove il futuro è rappresentato da sfide sempre nuove, tentativi, successi e fallimenti. Una metafora raccontataci da Consuelo ci ha colpito particolarmente: il paragone del sistema criadera e solera con la famiglia. Il primo livello, quello più in alto rappresenta i giovani, le nuove leve, piene di forze ma ancora poco espressive, così come il vino giovane; il secondo livello sono i genitori, che hanno già acquisito in esperienza ma peccano ancora in maturità, e lo stesso vale per il vino a questo stadio; infine il terzo, i nonni, maturi e con l’esperienza necessaria per lasciare il segno, così come lo è il vino pronto per essere imbottigliato. Tre generazioni, imprescindibili una per l’altra.

Con Cristina e Consuelo abbiamo anche attraversato le variegate sfumature del loro Jerez. Ed è stato come guardare dentro ad una scatola con mille pastelli colorati, messi in ordine di colore, dal più chiaro al più scuro. Abbiamo guardato, annusato ed assaporato come prima non ci era mai successo. I vini che abbiamo degustato, disponibili in Italia, rappresentano al meglio l’impegno e la passione che Williams&Humbert mette in ogni bottiglia. Nell’ordine sono stati:

  • Fino Colección Añadas Vendimia 2009. Fino di annata come da altre parti non se ne fa, una rarità ed una scommessa, vinta, dell’enologa Paola. Qui vecchio e giovane non si mescolano, si usa solo vino proveniente da una sola annata. Secco, profumato e complesso, si sente la differenza con un Fino tradizionale;
  • Pando. Fino, Palomino 100%. Secco e gradevolissimo, che ti lascia in bocca la sensazione di freschezza. Crianza tutta passata sotto la flor, che lascia profumi di lievito e di panificazione. Il nome deriva dalla compagnia navale inglese P&O che qui si era stabilita e Pando è il modo con cui i locali la chiamavano, P-and-O. Oggigiorno il Pando è uno dei vini Top serviti sulle crociere della P&O;
  • DrySack. Oloroso, vino de licor dove il Palomino incontra il Pedro Ximénez (PX), ma la dolcezza è comunque molto delicata e piacevole. Vino complesso grazie ai due signori sopracitati, che entrambi si esprimono con armonia e senza prevalere l’uno sull’altro;
  • Canasta. Oloroso dolce, Palomino e PX. Qui il dolce si fa un po’ più sentire, senza risultare stucchevole perché sapientemente equilibrato dalle note secche del Palomino;
  • DrySack Solera Especial 15 Años. Oloroso abboccato, Palomino e PX. Il dolce ricorda la marmellata e al palato risulta vellutato. Non ancora un dolce “totale” perché comunque il Palomino è un duro e la sua presenza si fa sempre sentire, bilanciandolo. Invecchiamento di 15 anni e tanto di cappello;
  • Jalifa. Amontillado Solera Especial 30 Años, VORS. Palomino in purezza quindi secco. Aroma pungente, intenso e con una nota di nocciola tostata. Corpo possente, con un finale lungo che non si scorda;
  • Don Guido. Pedro Ximénez Solera Especial 20 Años, VOS. Come dice il nome, PX in purezza. Vino scuro, denso, quando arriva in bocca ti lascia di stucco. La sua dolcezza è morbida, vellutata e non pungente, una carezza alla lingua ed al palato.
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Vini da degustare ma soprattutto, come ci tengono a sottolineare Cristina e Consuelo, da bere. E se un inglese chiedesse loro se può berli freddi o con il ghiaccio loro rispondono: “Por supuesto” (“Certamente”). Perché il Jerez è sì complesso, intenso ed aromatico, ma è soprattutto un vino che non si dà arie, si adatta a tutti i palati e si lascia bere nel modo che uno più desidera.

Noi abbiamo lasciato Jerez e la cantina Williams&Humbert con la voglia di tornare, e presto torneremo.

Hasta pronto!

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