QUANDO “IL” GENIO LEONARDO INCONTRÒ L’UVA

la vigna di leonardoQuando si parla del genio per antonomasia ci si può riferire soltanto ad un personaggio, l’italiano più famoso di tutti i tempi: Leonardo da Vinci.

Questa è la storia dell’incontro tra Leonardo e l’uva, una storia erroneamente dimenticata o sconosciuta che merita di essere raccontata, soprattutto considerata l’importanza che questi due protagonisti – Leonardo e l’uva per l’appunto – hanno avuto, ed hanno tuttora, per il nostro Paese.

Ritorniamo indietro di qualche secolo fino al 1495, nel pieno di quella magnifica epoca italiana chiamata Rinascimento.

A Milano il duca reggente è Ludovico Maria Sforza, meglio noto come Il Moro. In quegli anni Milano conosce il massimo splendore e la sua corte può fregiarsi della presenza del genio per antonomasia di cui sopra.

Leonardo viene commissionato da Ludovico Il Moro per affrescare una parete del refettorio del Santuario di Santa Maria delle Grazie di Milano. É così che prende vita una delle opere più famose di Leonardo, l’Ultima Cena.

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Come compenso per il suo lavoro, Ludovico concede a Leonardo una vigna di poco più di un ettaro, situata vicino al Santuario, all’interno del giardino della Casa degli Atellani – ricca famiglia di cortigiani – in quella che oggigiorno è Corso Magenta.

Vigna Leonardo: mappa

Questa vigna diventa così il suo luogo preferito dove rifugiarsi durante i lavori per l’affresco, andando a controllare di persona lo stato del vigneto e seguendone passo dopo passo l’evoluzione.

Le vicissitudini di questa vigna sono però tutt’altro che semplici, visto che lo stesso Leonardo fu obbligato ad abbondonarla già intorno al 1500, quando in Italia arrivarono i francesi che imprigionarono Ludovico Il Moro e costrinsero Leonardo a lasciare Milano.

Leonardo, che anche da lontano non si era dimenticato del vigneto, lo riacquisterà tempo dopo per lasciarlo poi in eredità al suo allievo prediletto, Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì.

La storia della vigna cade però nell’oblio, in seguito anche all’uccisione misteriosa del Salaì, fin verso i primi anni del Novecento, quando vengono avviati i lavori di restauro della Casa degli Atellani. Il vigneto, che è miracolosamente ancora presente all’interno del giardino della villa, viene fotografato e documentato dagli studiosi di quel tempo.

la vigna di leonardo nel 1920
La vigna di Leonardo nel 1920 – foto ©Fondazione Portaluppi

Ma non è finita. Incendi e urbanistica contemporanea modificano radicalmente l’originaria posizione del vigneto, fino a farlo scomparire. Ma è ai giorni nostri, in seguito ad ulteriori lavori per il recupero della villa e del suo giardino eseguiti congiuntamente a studi scientifici effettuati laddove era situato il vigneto, che si è potuto ritrovarne l’esatta ubicazione e addirittura risalire al vitigno che vi era allevato, la Malvasia di Candia aromatica.

L’Università di Milano si è occupata quindi di coltivare in serra le viti su piede americano che sono state successivamente reimpiantate nello stesso punto dove, alla fine del Quattrocento, sorgeva la Vigna di Leonardo.

Cinquecento anni dopo rivive dunque la vigna che apparteneva a Leonardo e che ora appartiene a tutti coloro che desiderano visitarla, ritrovandosi immersi in quel periodo ed immaginando il Leonardo “viticoltore” che non smette mai di stupirci.

foto di copertina ©Tgcom24

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