5 DOMANDE A…CHARLIE ARTURAOLA

Charlie Arturaola, un personaggio che non ha bisogno di presentazioni.

Più di 30 anni trascorsi nel mondo del vino con lo stesso spirito con cui ne parla: passione e tanto amore.

Visitare il suo sito charliewines è il modo migliore per capire la sua filosofia, ma noi abbiamo avuto il piacere di intervistarlo, chiacchierando a tutto tondo sul vino, dalla sua infanzia fino alle sue attuali esperienze.

Ci siamo dunque. Lasciamoci travolgere dall’entusiasmo di Charlie per il vino! 😉

Il nomade diVino: Vorrei iniziare questa intervista partendo dagli albori della tua carriera, quando il profumo del vino e del legno delle botti dei tuoi vicini di casa permeava l’aria che respiravi. Quali erano le sensazioni che il charlie bambino viveva? Era già in qualche modo consapevole che quella sarebbe stata la sua vita ed il suo mondo?

charlie arturaola

Charlie Arturaola. Ottima domanda. Per niente! Non avevo idea che il profumo di una vecchia botte mi avrebbe accompagnato per tutta la vita! Ho impiegato almeno 18 anni per trovare la mia strada nel mondo del vino. A 24 anni ho ottenuto il mio primo lavoro come cameriere addetto al vino viaggiando da New York a Madeira…il termine Sommelier è divenuto di moda molto tempo dopo.

Studiando la tua storia e la tua carriera mi sono reso conto che il tuo è uno di quei casi in cui si adatta a pennello il detto “cittadino del mondo”, nella fattispecie del mondo del vino. Hai lavorato nei maggiori paesi produttori di vino, conoscendo vignaioli, viticoltori, sommelier, ristoratori, acquisendo un background enorme. Quanta importanza ha avuto per te conoscere le persone ed i luoghi che stanno dietro ad una bottiglia di vino?

Infatti, sono un “cittadino del mondo del vino”…o un  “migrante dell’uva”, come era solita chiamarmi mia suocera! Ho imparato dai migliori professionisti ed in molte lingue, davvero un grande vantaggio! Ma la vera chiave è chi e cosa sta dietro l’etichetta e la vigna. Le famiglie del vino sono molto importanti: la storia della loro terra, la loro passione, la tradizione familiare e la dedizione nel fare il vino, la conoscenza del terreno in cui crescono le loro viti. Con pazienza e facendo molta ricerca, inizi pian piano a mettere insieme il puzzle. In modo da “impacchettare” il tutto e creare una migliore consapevolezza dell’area che ti interessa far conoscere.

Non ci sono dubbi che avere un passato nella gastronomia mi ha aiutato molto. Sono stato fortunato nel lavorare a contatto con molte cucine. Dalla cucina giapponese agli Chef messicani, da coloro che fanno la pasta a mano ai maestri della griglia, dalla cucina Dim Sum, da uno grande Chef italiano o uno spagnolo esperto nell’arrostire maialini o costolette di agnello. Sono state tutte grandi occasioni per confrontarmi con colleghi, viticoltori o vignaioli, durante la mia infinita ricerca per l’abbinamento del vino col cibo. In 32 anni di carriera nel vino, sto ancora accumulando conoscenze e informazioni e imparando l’arte del cibo e del vino.

Nel 2012 hai vinto il premio come International Wine and Spirits Communicator of the Year, a riprova delle tue grandi doti di comunicatore. Nella storia del vino moderna la comunicazione è cambiata molto, arrivando ai social network dei giorni nostri. Quale dovrebbero essere secondo te le tre regole d’oro di un buon comunicatore di vino?

Charlie Arturaola

Ero molto emozionato quando la IWSC inglese, la più antica competizione sul vino al mondo, ha premiato la mia carriera per la mia abilità nel comunicare con il pubblico in molte lingue per più di 30 anni. È stato un grande onore ricevere un premio internazionale così rinomato. Non lo dimenticherò mai, e non solo per la serata di gala, ma per i grandi esperti e conoscitori internazionali lì riuniti da ogni parte del mondo, fini intenditori del calibro di Warren Winiarski, Neal McGuigan, Maurizio González Byass, Marco Caprai, Frances Horder solo per citarne alcuni.

Le mie tre regole d’oro per essere un buon comunicatore di vino sono queste:

1. Poco fa ho parlato di “impacchettare una storia”, costruire bene il concetto che vuoi comunicare, renderlo facile e “digeribile” per chi è nuovo nel mondo del vino o ne conosce solo le basi. Non serve fare troppo il secchione. Sorseggiare un vino deve essere divertente! E non c’è bisogno di una laurea per farlo! Rispetto pienamente i Master da Sommelier ed i diplomi di Master di vino. Una piccola parte di questo mondo ha bisogno di loro. Ma c’è anche una marea di consumatori di vino che ha anche bisogno di @charlieswines!!

2. Le competenze linguistiche nel mondo di oggi sono un must! Servono almeno due lingue. Oppure imparare le basi del processo di vinificazione. Io sono molto fortunato nel saper parlare e scrivere in quattro lingue. Mia mamma quando ero bambino mi ha fatto studiare inglese e francese. Italiano e portoghese li ho imparati più tardi, da ragazzo. Imparare una lingua ed essere in grado di parlare con un vignaiolo nel vigneto alle 8 di mattina o vendemmiare con un gruppo di lavoratori sono magnifiche esperienze. E tempo fa ho imparato che i libri sul vino sono obsoleti. Si impara meglio frequentando le vigne di cui sei interessato!

3. Non smettere mai di imparare. Anche la legislazione sul vino è in continuo cambiamento, ti devi costantemente aggiornare. C’è sempre di più da imparare. Quando ho scoperto il vino Sant’Antimo toscano non era ancora una DOC e molto tempo fa lo Chateauneuf Du Pape era fatto rigorosamente con 13 vitigni; le cose cambiano. Quando ho frequentato le mie prime lezioni sul vino spagnolo, in Spagna c’erano appena 39 D.O., ora ce ne sono più di 70!

Riassumo le mie regole d’oro così: sii convinto di quello che stai comunicando, crea una storia e studia per il tuo pubblico! E buona fortuna!

Il vino è uno di quei rari prodotti che riesce ad abbracciare armonicamente passato, presente e futuro. Se pensiamo alla sua storia quasi millenaria, si resta stupiti davanti al fatto che alcuni viticoltori di oggi utilizzino tecniche di affinamento come le anfore di terracotta inventate nientemeno che dagli antichi romani, peraltro con ottimi risultati. In base alle tue esperienze passate, come vedi il futuro del vino e quali cambiamenti pensi siano alle porte?

charlie arturaola

Io sono favorevole all’evoluzione! Il futuro è davvero luminoso! Guarda cosa accade oggi, nel senso che il Vecchio ed il Nuovo Mondo del vino condividono tecnologie e segreti. Non ci sono grandi differenze tra il vino fatto in Cile o a Bordeaux dal punto di vista della vinificazione. Grazie ai flying winemakers (categoria di vignaioli che hanno interessi in più zone della Terra, e contribuiscono a diffondere e condividere il sapere locale, NDR) e ai consulenti, questo fenomeno va avanti da più di vent’anni! In fin dei conti, tempo fa i vignaioli utilizzavano anche grandi contenitori in cemento per invecchiare il vino, non il legno. Oppure un mix tra il cemento ed il legno. Anche usare un mix di legni francesi, americani o sloveni era comunque una novità!

Ora stiamo riscoprendo la storia, gli enologi stanno tornando ad usare le anfore ed altre “nuove” vecchie idee nel processo di vinificazione. Dopotutto, le basi della vinificazione ci sono arrivate dagli Etruschi più di 2000 anni fa. Ora noi utilizziamo droni per misurare i cambiamenti climatici nelle vigne, elicotteri per combattere le gelate notturne e le grandinate, oppure macchinari per la microssigenazione e tutta questa innovazione è davvero benvenuta. Nuovi vitigni sono reimpiantati in terreni che vengono riconosciuti più adatti alle loro caratteristiche. Ho sempre detto agli enologi “Potrete sempre fare vini BIO o organici se capirete e rispetterete la vigna”. Con l’accumularsi di nozioni riguardo la vinificazione, niente è impossibile! Evviva!!

Infine, una domanda sui tuoi due film, EL CAMINO DEL VINO e THE DUEL OF WINE, dove reciti un te stesso che perde il suo “palato”, e delle varie avventure che vivi per riuscire a ritrovare “il senso perduto”. Come vivrebbe nella realtà Arturaola una situazione del genere? Il “palato” è un dono innato o qualcosa che si costruisce nel tempo e con le esperienze?

Prima di tutto se perdessi il mio palato sarebbe una catastrofe! Non ci voglio neanche pensare…forse cambierei lavoro e magari diventerei un giocatore di bocce! Però lasciami dire che interpretare questi ruoli nei due film non è stato per nulla facile. Ho lavorato con un grande regista, Nico Carreras, che si impegna al massimo per ottenere delle scene perfette. Il palato o il naso sono doni naturali, ma dipende dalla tua volontà apprendere le tecniche e le regole prima di sederti ad una degustazione. È possibile fare in modo che il tuo palato sia ancora più fine. Puoi arrivare ad individuare il profilo o lo stile di un vitigno, identificandone l’acidità, l’alcool, i tannini e i sentori di frutta!

La vita è piena di emozioni, aromi e sapori e dipende dalla tua abilità olfattiva applicarli quando stai cercando la giusta nota degustativa, portandoti indietro nel tempo ad una emozione o un profumo della tua infanzia, la scuola, un giardino pieno di rose o, nel mio caso, il profumo del legno delle botti dove ero solito nascondermi. Il famoso Chef e precursore della cucina americana, James Beard, ha scritto nel suo libro, Delizie e Pregiudizi, “La memoria gustativa, l’abilità di richiamare alla memoria delle sensazioni gustative, è un talento divino, simile all’orecchio assoluto, che rende la tua vita migliore se lo possiedi…” Ad un Film Festival in Danimarca ho incontrato un professore che aveva perduto il suo palato, la sua sensibilità nel gusto e nell’olfatto. Il problema era durato vent’anni; mi ha raccontato quanto fosse stato difficile ricostruire il suo palato. Pertanto, la buona notizia è che puoi ritornare ad avere il tuo palato. Non pensiamoci proprio a perdere il nostro palato. Dopotutto, che gusto ci sarebbe a vivere una vita senza vino 😀 Viva il vino!

 

Esatto Charlie, Viva il vino!

Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza; vivere una vita come la tua è il sogno di qualunque amante del vino!

A presto Charlie! 😉

 

(qui la versione in inglese)

Lascia un commento

Top