IL SUSUMANIELLO, STORIA DI UN VITIGNO CHE HA RISCHIATO DI SPARIRE

Il Susumaniello è un vitigno a bacca rossa autoctono della regione Puglia, coltivato prevalentemente nella zona del Salento, nella provincia di Brindisi.

Il Susumaniello deve il suo nome così curioso al fatto che il vitigno, specialmente nel suo primo decennio di vita, è molto produttivo, tanto da caricarsi in modo quasi spropositato di grappoli di uva, proprio come un “somarello”.

asino

In occasione della nostra visita alle Cantine Due Palme, non abbiamo perso l’occasione di chiedere al Presidente Angelo Maci di raccontarci la sua personale storia di difesa e valorizzazione del proprio territorio anche attraverso i vitigni autoctoni più storici, come appunto il Susumaniello.

Maci ha infatti operato negli anni un solido recupero di questo vitigno che stava andando scomparendo.

Un vitigno che, insieme al Negroamaro, rappresenta la storia vitivinicola e soprattutto dei vitigni, del terroir della storia del Salento, ne rappresenta la radice.

Il Susumaniello era infatti presente nel sistema ad alberello del Salento in una percentuale del 20%, laddove il negramaro occupava il restante 80%.

Si usava, infatti, impiantare questi due vitigni in forma mista in modo da garantire una vendemmia che fosse già equilibrata nella composizione delle uve. Grazie all’esperienza maturata negli anni, i contadini di un tempo riuscivano infatti – anche senza i moderni laboratori di analisi –  a fare l’analisi empirica, in bocca, di quello che sarebbe stato il prodotto della vendemmia, nella sua composizione migliore.  Quando si dice che il vino si fa in vigna… 😉

susumaniello

Il Susumaniello è caratterizzato da un acino piccolo e tondo. In generale, più un acino di uva a bacca rossa è piccolo, maggiore è la sua concentrazione di polifenoli e antociani, quindi è molto colorato, ed ha un’acidità molto bassa e un ph alto.

Esattamente l’inverso di quelle che sono invece le caratteristiche del Negroamaro, che ha invece un’acidità molto alta e un ph molto basso. Questi due vitigni sono quindi contrastanti ma di perfetto equilibro insieme, in quanto si compensano egregiamente. Le proprietà organolettiche relative ai polifenoli e agli antociani del Negroamaro, venivano quindi compensate ed esaltati dal Susumaniello

Negli anni, a causa degli ammodernamenti che ha subito il sistema dei vitigni italiani, nel passaggio che c’è stato dal sistema da alberello a spalliera a causa della meccanizzazione, c’è stata un’estirpazione violenta dei vitigni, che ha causato la scomparsa quasi totale del Susumaniello.

Maci ricorda di essersi accorto che stava scomparendo questa grande storia della viticoltura e della nostra radice contadina nel 2000, e di aver trascorso quell’estate in campo insieme al suo fattore (“mi feci le vacanze in campo quell’agosto” – scherza Maci), girando 40 ettari, ceppo per ceppo, per andare ad individuare i ceppi di Susumaniello.

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Una volta individuati i ceppi di Susumaniello, che si riconoscevano dall’acino tondo e dalla foglia, Maci ed il suo fattore hanno provveduto a legarli all’inizio del filare. Sono poi tornati in campo a dicembre, per fare le marze (una porzione di ramo provvista di una o più gemme, che viene poi innestata) ed inviarle a Vivai Cooperativi Rauscedo, la più grande azienda vivaistico-viticola del mondo, che dopo due anni, nel 2002, ha inviato 220 piante di Susumaniello.

In questo modo, Maci è riuscito a riesumare questo grande patrimonio e adesso Cantine Due Palme, a quasi 15 anni di distanza, possiede circa 30 ettari di questo prezioso vitigno.

“Con grandissimo orgoglio – afferma Maci – posso dire di aver salvato un vitigno ma soprattutto una storia, una storia che appartiene ai nostri contadini e al nostro sistema vitivinicolo, un vitigno che dà risultati straordinari.”

Con il Susumaniello la Cooperativa Due Palme produce Serre, un vino in cui a livello aromatico, visivo e di gusto, questo vitigno si esprime a grandi livelli.

 

 

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